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GRAFOLOGIA O PSICOLOGIA DELLA SCRITTURA?

“Psicologia della Scrittura” è il termine utilizzato per una disciplina che di fatto presenta tanti modi differenti per definirsi. Come già detto nell’introduzione, “grafologia” e “Psicologia della Scrittura” sono due modi diversi di chiamare una stessa disciplina: quella che delinea la personalità di un soggetto studiandone la grafia. In letteratura si utilizzano anche altri nomi, tra cui i più frequenti sono psicografologia, psicografia, grafoanalisi, idengrafia, chirogrammatomanzia.

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Il termine grafologia rimane tuttavia il più diffuso nonché quello che dà meno adito a confusione.

D’altro canto va detto che, come accade per ogni altra disciplina psicologica, anche all’interno della grafologia esistono diverse correnti di pensiero e quindi diverse teorie, anche se spesso (ma non sempre!) possono essere ricondotte le une alle altre. Sicché, se da una parte va fatto un discorso di forma – per l’esistenza, come detto, di diversi nomi nel definire la scienza grafologica – dall’altra, va fatto un discorso di contenuto, nel senso che le diverse scuole di pensiero producono, di fatti, diversi modi di praticarla.

E’ questo il caso della grafologia francese che presenta sostanziali differenze rispetto alla grafologia italiana di Moretti.

Il punto su cui riflettere è il seguente:

è possibile che due approcci teorici differenti decidano di utilizzare lo stesso nome (come accade per la scuola morettiana e la scuola francese che la definiscono entrambe grafologia), ed è possibile anche il contrario, cioè che due approcci sostanzialmente simili utilizzino nomi differenti.

Il motivo di quest’ultimo fenomeno è sostanzialmente uno: far cadere l’accento su quell’aspetto che si reputa essere maggiormente rilevante. Così, ad esempio, la scelta del termine grafoanalisi, per rimando al concetto di psicoanalisi, si presta molto bene a quegli approcci che vogliono sottolineare l’influenza dei contenuti dell’inconscio sul tracciato grafico.

Da parte nostra, relativamente alla forma si è deciso di optare per la denominazione “Psicologia della Scrittura” – a discapito di quella di “grafologia” che difatti gode di maggiore notorietà – per un semplice motivo: a nostro avviso “grafologia” non rimanda con immediatezza a quello che è il suo oggetto di studio: la psicologia dello scrivente, per l’appunto.

Non solo, ma il termine “grafologia” – in chi lo sente per la prima volta – fa sovente rimando a pratiche quali l’astrologia, la chiromanzia e simili, finendo con l’essere essa stessa considerata una disciplina esoterica anziché psicologica. Il rischio di un tale equivoco è aumentato dalla diffusione di neologismi quali grafomanzia, utilizzati di recente da molti astrologi come ulteriore “ambito di specializzazione” consistente nel “leggere” la scrittura anziché le carte. Sul piano del contenuto, la posizione della Psicologia della Scrittura è altrettanto chiara: essa si ispira sostanzialmente alla grafologia italiana ideata da Girolamo Moretti.

Laddove tale sistema teorico è apparso troppo ingenuo, poco soddisfacente, o lacunoso, si sono tenuti in debita considerazione gli spunti teorici offerti dalle altre importanti scuole grafologiche europee, prime tra tutte quella francese e quella tedesca.

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E’ d’obbligo una puntualizzazione.

Mentre il termine “grafologia“, ampiamente diffuso, di per sé non è caratterizzante finché non se ne specifichi anche la scuola di riferimento (sicché si parlerà di grafologia morettiana, grafologia tedesca, e così via), il termine “psicologia della scrittura“, almeno in Italia, si utilizza quasi esclusivamente con riferimento al sistema grafologico ideato da Marco Marchesan, anzi si può ben dire che ne sia diventato il sinonimo.

Tali precisazioni, dunque, si sono rese necessarie per evitare di confondere la scuola marchesaniana con quella proposta qui. E’ opportuno fare un breve accenno anche al problema che rischia di comportare una tale scelta: chiunque intendesse diventare esperto di Psicologia della Scrittura dovrebbe chiamarsi non più grafologo ma psicologo della scrittura. E ciò aggiungerebbe un’ulteriore discussione, alle numerose già esistenti, sul rapporto psicologi-grafologi .

Una considerazione a tal proposito va fatta. Sebbene il grafologo o equivalentemente lo psicologo della scrittura sovente non sia un laureato in psicologia – e non è necessario che lo sia dato il differente raggio d’azione – è auspicabile che la sua formazione si avvicini molto al percorso formativo riservato agli studenti di psicologia.

Il fenomeno “Uomo” rimane sempre lo stesso, da qualunque angolazione lo si voglia vedere, sicché ciascuno studioso della psiche umana deve poter accedere all’intero bagaglio di conoscenze psicologiche attualmente a disposizione del mondo accademico e scientifico.

Si leggano queste affermazioni anche come una sottile accusa all’attuale sistema accademico e professionale in cui la tendenza degli psicologi è quella di screditare la validità della psicologia della scrittura, piuttosto che considerarla una possibile fonte di arricchimento per sé e per la propria professione.

Per comprender l’evoluzione e lo sviluppo della grafologia si rendono necessarie due riflessioni. All’interno di ciascun settore della psicologia esistono diverse teorie che sovente si differenziano, oltre che per elementi puramente teorici, anche per essersi sviluppate in aree geografiche distinte. Questo conferma il fatto che in psicologia il fattore socio-culturale, e quindi in ultima istanza geografico, assume un ruolo determinante sulla genesi delle teorie stesse più di quanto non accada in altri ambiti scientifici.

Anche la grafologia, in quanto disciplina psicologica, non si è sottratta a questa regola. Ciascuna delle diverse teorie grafologiche si è sviluppata in un preciso contesto geografico, di cui evidentemente ha interpretato le esigenze.

E’ su una base geografica, più che cronologica, che abbiamo inteso delineare una storia della grafologia, occupandoci in particolare di quegli autori il cui contributo ha permesso alla Psicologia della Scrittura di raggiungere la sua piena maturità e formalizzazione scientifica così come la conosciamo oggi.

Una seconda riflessione riguarda il motivo per cui solo in epoca moderna si inizia a parlare di una grafologia come di una disciplina che ha connessioni con la personalità, e di fatto bisognerà aspettare il XX secolo perché essa possa acquisire uno statuto di scientificità a tutti gli effetti.

Questo ritardo scientifico è principalmente dettato dalle difficoltà culturali che la stessa psicologia ha trovato per affermarsi.

La questione è assai complessa, ma si può tentare una esposizione almeno semplicistica. Esiste un primo ostacolo dovuto al fatto che per molti secoli la scrittura è stata appannaggio di pochi, principalmente amanuensi, il cui operato, tra l’altro, non produceva grafia ma calligrafia (bella scrittura), cioè un modo di scrivere ufficiale che non lascia spazio alla spontaneità. A parte questo fattore, indubbiamente non trascurabile, il più grosso ostacolo va rinvenuto, però, nel monopolio della cultura cristiana in Occidente, secondo la quale, la psicologia – in quanto intenta a studiare le emozioni, le motivazioni, e il comportamento dell’Uomo – tenta di sottrarre alla Chiesa quella parte dell’Uomo che è sempre stata sotto la sua tutela: l’anima.

E’ in quanto scienza dell’anima e del comportamento che la psicologia si rende colpevole, rea di voler naturalizzare l’anima ritenuta “soffio divino” e il comportamento degli Uomini ritenuto parte integrante del “progetto di Dio”.

I principali settori di applicazione della Psicologia della Scrittura sono:

  • ANALISI DI PERSONALITA’
  • ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE
  • SELEZIONE DEL PERSONALE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
  • INDAGINI SULL’AFFINITA’ DI COPPIA
  • CONSULENZA FAMILIARE
  • ANALISI NELL’ETA’ EVOLUTIVA
  • L’ANALISI DELLA SCRITTURA COME TEST PSICODIAGNOSTICO
  • PERIZIA CALLIGRAFICA A BASE GRAFOLOGICA
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La “preistoria” della grafologia

La seduta manipolativa avviene secondo una metodologia che prepara il paziente alla manipolazione vertebrale finale e nello stesso tempo permette all’operatore di analizzare le reattività tessutali locali conseguenti le sue manovre.

La seduta comprende tre tappe:

  • manovre di decontrazioni generali e locali
  • manovre di mobilizzazione orientate
  • manovre di manipolazione propriamente dette

La manipolazione vertebrale è un atto medico ben preciso le cui coordinate di movimento sono il frutto di un esame clinico pre-manipolativo ben preciso.

Ogni trattamento manipolativo prevede un esame clinico pre-manipolativo. Tale esame stabilisce le necessità manipolative del paziente e deve essere ripetuto dopo le manovre manipolative.

In tal modo si possono reperire in tempi successivi direzioni di manipolabilità diverse. Il tutto sempre subordinato alla regola del non dolore e alle direzioni libere. Durante la visita si può far riferimento al modello di schematizzazione dei movimenti secondo “la stella di Maigne-Lesage”.

La grafologia in Francia

Nel 1875, l’abate francese Jean Hyppolyte Michon (1806-1881) utilizza per la prima volta il termine “grafologia”, unendo le due parole greche “graphé”= scrivere, e “logos”=studio. Michon pubblica i risultati di molti anni di sue ricerche sui movimenti individuali della scrittura, ed è con lui che la grafologia inizia a suscitare l’interesse pubblico. Il suo metodo diventa popolare per via della sua semplicità. Definisce formalmente alcuni elementi della scrittura quali “lettere”, “parole”, “linea di base”, “paragrafo”, “movimento libero”, “punteggiatura”, e così via. Il suo metodo di associare ad un particolare movimento la rappresentazione di un aspetto del carattere, e soprattutto la sua affermazione che la mancanza di quel movimento indica la caratteristica opposta, oggi sono riconosciuti essere solo parzialmente veri. Gli stessi suoi successori si troveranno in disaccordo con tali principi, così come con la pratica di attribuire a ciascun segno una rigida interpretazione. Jule Crepieux-Jamin (1859-1940), successore e allievo di Michon, trascorre la vita a raggruppare e migliorare le osservazioni di Michon, diventando fondatore della “Societé Francais de Graphologie”.

 Definisce gli elementi della scrittura che ancora oggi costituiscono i principi base della scuola grafologica francese. Crepieux-Jamin individua circa duecento segni o tratti grafici raggruppandoli in sette categorie: Dimensione, Forma, Pressione, Velocità, Direzione, Impaginazione e Continuità.

Ad ogni elemento grafologico, egli attribuisce un numero molteplice di possibili significati: sua convinzione, infatti, è che il valore di un dato segno non è fisso ma che il suo significato e la sua interpretazione può dipendere fortemente da altre caratteristiche della scrittura. Letto diversamente, questo implica che la scrittura deve essere studiata come un tutt’uno, come una Gestalt, e non come tante caratteristiche scollegate. Sulla base di questa legge fondamentale, Crepieux-Jamin osserva anche come l’interazione dei segni vada a costituire l’armonia o la disarmonia dello scritto concludendo che l’armonia della scrittura corrisponde a quella del carattere”. Questa teoria, attualmente, è condivisa da tutti i grafologi professionisti.

La grafologia in Germania

La Germania è uno dei paesi in cui la grafologia ha ottenuto maggior riconoscimento e sviluppo. Essa è stata introdotta in molte Università e in particolare presso la facoltà di medicina. La grafologia è applicata in tutti i campi e specialmente per l’orientamento scolastico, per la selezione del personale nelle aziende e come supporto a psicologi e sociologi.

Ludwig Klages (1872-1956), filosofo e psicologo, rappresenta il maggior esponente della grafologia tedesca. A Monaco fonda l’Istituto per lo studio della psicologia caratterologica. Klages sostiene che l’aspetto fondamentale della scrittura è il ritmo di base del grafismo, inteso come movimento che esprime “la forma del livello vitale” o “Formniwo”. Egli suddivide i significati dei segni grafici in positivi e negativi. Più un individuo riesce a aderire ai valori dello Spirito, più il suo Formniwo è elevato e conseguentemente più i segni grafici hanno un valore positivo. Nel ritmo tutte le scuole grafologiche riconoscono un elemento fortemente diagnostico della personalità. E’ in Germania che viene sviluppata anche l’impostazione scientifica ad opera di W. Preyer e G. Meyer che in modo sperimentale dimostrarono come la scrittura sia legata non all’attività motoria della mano, ma a quella del cervello.

A William Thierry Preyer, nato in Gran Bretagna nel 1841 e trasferitosi in Germania nel 1857, va riconosciuto il merito di aver evidenziato che la “scrittura a mano” è di fatto una “scrittura con il cervello” (‘handwriting’ is ‘brainwriting’). Egli ipotizza che anche se si dovesse perdere la mano con cui abitualmente si scrive, e per scrivere si dovesse usare l’altra mano, o usare la bocca, o un piede (come nei casi di paralisi) nello scritto apparirebbero le stesse tendenze di base, sebbene non eseguite con la stessa fluidità.

Il merito principale di Georg Meyer è quello di aver distinto la scrittura spontanea dalla scrittura non spontanea, concetto che poi riprese ampiamente Klages. Rudolph Pophal (1893-1966) neurologo e grafologo tedesco, confermerà le ipotesi di Preyer tramite numerose ricerche e scoperte relative al cervello e alla struttura muscolare.

Il poeta tedesco Goethe in una lettera scrive: “Non si può dubitare che la scrittura abbia dei rapporti con il carattere e l’intelligenza umana, e che possa dare almeno un indizio del modo di intendere e di operare, bisogna pur riconoscerle un legame con tutta la personalità”.

La grafologia in Svizzera

Max Pulver (1890-1953) si laurea in filosofia, indirizzandosi in seguito agli studi di grafologia e psicologia . Negli anni trenta insegna grafologia all’Istituto di psicologia applicata di Zurigo.

Il suo contributo è quello di indagare e sviluppare il significato del simbolismo nella scrittura, sia nel senso della direzione che dello spazio. Egli spiega aspetti della scrittura precedentemente incompresi tramite la formulazione delle “tre dimensioni”: il movimento verticale, il movimento orizzontale e la profondità, fornendo con ciò una più integrata comprensione della grafologia.

Con lo studio sul simbolismo la teoria di Pulver getta un ponte tra grafologia e la psicoanalisi.

Infatti in quegli stessi anni la psicoanalisi dimostra come l’inconscio prediliga il meccanismo dei simboli per manifestarsi a livello conscio e comportamentale, e cosa ancora più importante, come un insieme di “archetipi” e di simboli universalmente validi vadano a costituire quella parte inconscia comune a tutti gli uomini definita da Jung inconscio collettivo. Diventa, così, finalmente chiaro che il foglio rappresenta l’ambiente in cui lo scrivente simbolicamente si muove, e che il tracciato grafico di un soggetto subisce un’attrazione verso quattro poli differenti: i vettori destrosinistro e superiore-inferiore. A seconda del vettore che maggiormente “attira a sé” il tracciato grafico, si viene a stabilire in che modo l’inconscio si è espresso sul foglio. Così il vettore destro simbolicamente esprime il futuro, l’ignoto, il padre; il vettore sinistro, l’origine, la madre, il passato; il vettore superiore gli ideali, la spiritualità; il vettore inferiore gli istinti, la praticità, la materialità.

La grafologia in Spagna

In Spagna la grafologia si sviluppa a partire dagli studi condotti all’inizio del ‘900 dalla grafologa Matilde Ras. Bisogna però aspettare l’opera di Alfonso Velasco Andreo (1917-2000) noto come Augusto Vels, perchè essa possa trovare una ampia diffusione.

Nel 1975 nasce la Sociedad Espanola de Grafologia che pubblica il periodico Escritura y Grafologia, mentre a Madrid verrà aperta l’Escuela del Ciencias del Grafismo. Il campo di applicazione più sperimentato in Spagna è la consulenza aziendale.

La grafologia negli altri paesi

Robert Saudek

Un contributo indispensabile è fornito dal bohemo Robert Saudek (1880-1935) emigrato presto in Inghilterra, il cui pensiero si pone a metà tra la scuola francese e quella tedesca. Egli introduce un metodo più rigoroso e meccanizzato per la misurazione dei movimenti nella scrittura, facendo espliciti studi e comparazione con il movimento stroboscopico del cinematografo. A Saudek si riconosce il merito di aver meglio definito il concetto di velocità nella scrittura. Oggi, nessun serio grafologo penserebbe di interpretare una scrittura senza prima valutarne la rapidità scrittoria.

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Ania Teillard

La psicologa estone Ania Teillard (1889-1978) rappresenta un caso originalissimo nell’ambito della grafologia europea. Una volta trasferitasi a Zurigo studia con Carl Gustav Jung, in seguito diventerà allieva di Klages e terrà contatti con Pulver, Saudek e Crépieux-Jamin. Con il suo testo “L’anima e la scrittura”, apre nuove strade alla grafologia applicandovi la psicologia del profondo di Jung, arrivando alla conclusione che la grafologia e la psicologia del profondo si compenetrano. Per le sue teorie grafologiche prende a prestito sia la teoria jungiana dei tipi psicologici che il simbolismo spaziale di Pulver. Suo ulteriore merito è il superamento delle barriere venutesi a creare tra le varie scuole grafologiche in una visione integrata e unitaria.

Alfred O. Mendel

L’americano Alfred O. Mendel, nel suo testo “Personalità nella scrittura” ha incluso una lunga dissertazione sulla pressione del tracciato grafico, introducendo un nuovo approccio all’interpetazione da dare alla direzione della pressione, sulla base della personale inclinazione data dallo scrivente, e dimostrando come questo singolo aspetto possa essere analizzato in molte aree, ciascuna delle quali indicanti aspetti assai rilevanti sulla personalità dello scrivente.

LA GRAFOLOGIA IN ITALIA

Camillo Baldi (1550-1637)

Professore di logica e metafisica all’Università di Bologna, nel 1622 scrive il saggio “Come da una lettera missiva si conoscano la natura e le qualità dello scrivente“. Questo lavoro, sebbene abbia scarsa risonanza, presenta molti buoni spunti e costituisce qualcosa di più che una collezione di osservazioni. La sua importanza, tuttavia, è dovuta principalmente al fatto di rappresentare la prima testimonianza scritta relativa allo studio della grafia.

 

Marco Marchesan (1899- 1991)

Elabora un sistema grafologico in cui sono individuati 226 segni e 3500 tendenze che si esprimono attraverso tali segni. Chiama tale metodo “psicologia della scrittura”. Per la prima volta il termine grafologia viene sostituito con uno che, con nostra piena approvazione, meglio rappresenta lo scopo di questa disciplina: psicologia applicata alla scrittura. Si noti che Marchesan non ha fatto nient’altro che dare un’etichetta ad una disciplina che rimane sempre e comunque di natura grafologica. E’ bene sottolineare esplicitamente che la teoria della Psicologia della Scrittura proposta dal nostro Istituto non va identificata con la corrente grafologica marchesaniana, con cui condivide solo la denominazione. La Psicologia della Scrittura di fatto si basa sul sistema grafologico introdotto dall’altro principale grafologo italiano, Girolamo Moretti.

Padre Girolamo Moretti, francescano conventuale, nasce a Recanati nel 1879 (che curiosamente coincide con l’anno stabilito per la nascita della psicologia scientifica) e muore ad Ancona nel 1963. Rappresenta il fondatore della grafologia italiana. Moretti si caratterizza per una spiccata attitudine psicologica, che porta alla formulazione di un sistema grafologico in modo del tutto autonomo, privo com’era di specifici studi di psicologia. La sua opera è frutto della trasformazione delle sue intuizione in affermazioni suscettibili di verifica scientifica, e in un metodo rigoroso, oggettivo e trasmissibile, basato su “segni” quantificabili oltre che qualificabili.

Nel 1914, con lo pseudonimo di Umberto Koch, pubblica la sua opera fondamentale “Trattato di grafologia Intelligenza sentimento”. Le sue altre pubblicazioni sono: Vizio. Psicologia e grafologia dei sette vizi capitali, 1937; Trattato scientifico di perizie grafiche su base grafologica, 1942; Grafologia somatica, 1945; Grafologia pedagogica, 1947; Grafologia delle attitudini umane, 1948; I Santi dalla scrittura, 1952; Scompensi, anomalie della psiche e grafologia, 1962; La passione predominante, 1962.

Come opere abbiamo: quattro volumi di Analisi grafologiche, 1966, 1970, 1972, 1976; I grandi dalla scrittura, 1966; Grafologia e pedagogia nella scuola dell’obbligo, 1970; Chi lo avrebbe mai pensato. Autobiografia, 1977. I punti fondamentali del suo sistema grafologico sono il simbolismo relazionale, la grafometria, e la semiologia segnica basata sui 4 temperamenti: assalto, cessione, resistenza o attesa.

 

Conclusioni

All’interno di un conteso dal taglio storico, abbiamo voluto evidenziare i contributi di quegli studiosi che hanno permesso di stabilire i concetti imprescindibili della scrittura e che ricordiamo essere: il simbolismo spaziale, la pressione, la velocità, il ritmo, l’armonia e l’assetto grafico globale.

Questi sono gli elementi che maggiormente orientano l’interpretazione di una qualsiasi grafia, in quanto principali spie della personalità che dietro di essa si cela.

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